L’arcivescovo di Milano incontra i consiglieri dei consultori Fe.L.Ce.A.F.

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Si è tenuto lunedì 31 gennaio, in arcivescovado a Milano, l’incontro tra i consiglieri della fondazioni territoriali Fe.L.Ce.A.F. e l’arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini.

Un segno di particolare attenzione e vicinanza alle realtà dei consultori lombardi da parte dell’arcivescovo che, anche a nome del vescovi lombardi, ha espresso l’apprezzamento e la gratitudine della chiesa, per l’intenso e proficuo lavoro svolto dai consultori federati nei confronti delle famiglie.

L’arcivescovo, ricordando la straordinaria capacità di tessitura di don Edoardo Algeri, ha richiamato l’importanza del radicamento ecclesiale, della costruzione di relazioni feconde e con la Pastorale Familiare. I consultori lombardi – ha affermato mons. Delpini – rappresentano uno straordinario patrimonio da custodire e sviluppare, affidato alla responsabilità e alla competenza dei consiglieri delle diverse realtà che costituiscono la federazione.

Ha ricordato infine le emergenze educative e demografica, come ambiti nei quali l’azione dei consultori è chiamata a spendersi in modo incisivo. I consultori lombardi ringraziano per questo incontro con l’arcivescovo, dal quale sono si sono sentiti sostenuti ed incoraggiati a proseguire con rinnovato vigore il proprio servizio alle famiglie.

 

INCONTRO DI S.E. MONS. MARIO DELPINI, ARCIVESCOVO DI MILANO, CON I CONSIGLIERI DELLE FONDAZIONI TERRITORIALI FE.L.CE.A.F.

Milano, Cappella Arcivescovile, 31 gennaio 2022

Fierezza

Come vescovo di Milano e come Metropolita della Lombardia, sento una profonda fierezza nel poter contare su di voi; sono fiero di sapere che nelle chiese di Lombardia, nella diocesi di Milano ci sono consultori accreditati, qualificati. Sono fiero perché mi sembra una esperienza unica in Italia e perché i consultori rappresentano un supporto di grande incisività per il nostri territori. La fierezza dipende dalla gratitudine. Tutto questo non è nato da me, da voi, ma dalla lungimiranza, dalla dedizione e dalla lucidità con cui mons. Guzzetti ha seguito la nascita di questi servizi e dalla figura di straordinaria capacità di tessitura di don Algeri. Questi sacerdoti hanno creato questa realtà straordinaria che siete voi, come capacità di organizzazione, come quantità di prestazioni e sostenibilità, grazie al rapporto con la Regione.

È una fierezza, una gratitudine, una storia che ci affida una grande responsabilità. Siamo responsabili di questo patrimonio e dobbiamo essere alla altezza di chi ci ha preceduto, all’altezza della capacità di relazione, all’altezza della lungimiranza, all’altezza nella interpretazione di quello che sta avvenendo e che si profila all’orizzonte.

Questa la prima parola che mi preme condividere. Una parola che diventa gratitudine per voi, riconoscimento di quanto abbiamo ereditato, perché voi continuate questo patrimonio: continuate a tenerlo vivo, a qualificarlo, ad aggiornarlo, ad essere presenti.

Radicamento ecclesiale

Una seconda raccomandazione riguarda l’importanza della appartenenza ecclesiale. Non è soltanto il fatto di essere nominati dall’arcivescovo o dalle istituzioni diocesane, non è soltanto la nomina di Fe.L.Ce.A.F., ma è proprio la tessitura di rapporti con la chiesa locale. Certamente sapete che la costituzione delle fondazioni ha avuto, fin dall’inizio, una obiezione: centrare l’aspetto gestionale dei consultori nelle fondazioni poteva far correre il pericolo di sradicare il consultorio da quel territorio decanale in cui era nato e da cui era stato sostenuto. Ora questo pericolo non è finito. Più il consultorio acquisisce efficienza, prestigio nel territorio, più è occupato – e oggi anche un po’ anche “assediato” – dalle richieste, dalle urgenze, dalle liste di attesa e più rischia di chiudersi in sé stesso. Quando le urgenze sono troppe, diventa più difficile stabilire rapporti significativi con la Pastorale Familiare, il territorio, il decanato o i decanati quando si tratta di fondazioni “sopradecanali”.

Tuttavia, bisogna che il rapporto con la Pastorale venga messo a tema, ogni tanto. Non solo per chiedere supporti, collaborazioni, ma proprio per sentirsi dentro una sollecitudine della Chiesa per le famiglie. Voi prestate certamente servizi più specialistici, curate che siano prestati questo tipo di servizi, ma il rapporto con la chiesa locale non si realizza solo quando si manifesta un bisogno: voi avete anche una responsabilità di sensibilizzazione. Vorrei dire che la presenza del consultorio deve aiutare le parrocchie e gli organismi decanali, locali a percepire la drammaticità di alcuni problemi.

Questo tema della tessitura dei rapporti, dell’incontro con le diverse istituzioni – anche civili – deve essere scelto. Qualche volta l’aspetto organizzativo si è consolidato e la macchina “va avanti per conto suo”, per cui non sente più il bisogno della interazione con le scuole, se non come clienti per pacchetti formativi, o con le parrocchie, se non per ottenere ambienti nel quali tenere qualche incontro.

Raccomanderei perciò questo radicamento ecclesiale che non è soltanto di principio, di riferimento etico come attenzione alla morale cattolica, ma è proprio di rapporto concreto con le persone del territorio.

Emergenza educativa e demografica

Una terza parola resta drammatica: è la consapevolezza della emergenza educativa che stiamo vivendo.

Gli effetti collaterali della pandemia hanno aggravato tanti problemi educativi. La fascia degli adolescenti sembra particolarmente turbata e su questo si concentrano molte attenzioni. La scuola stenta a vigilare, ad accompagnare gli adolescenti che rimangono vittime delle loro paure, del contesto di isolamento di questi anni, dei danni che hanno subito. Ma dei ragazzi che non rispondono più agli stimoli, chi si cura? E poi l’aspetto di branco che si manifesta in forme drammatiche! Dobbiamo percepire la drammaticità di queste situazioni.

Così come l’altra emergenza cronica che dobbiamo affrontare è l’emergenza demografica. L’amore per la vita. La condivisione di un desiderio di essere mamma e papà. Per i ragazzi e le ragazze di oggi diventa difficile. Non mi capita da tempo di vedere una ragazza di 20 anni che sogna di essere mamma.

L’emergenza demografica sono è solo un problema sociale di prospettiva, demografico. Il tema risponde alla domanda concreta della vita della gente. Risponde alla domanda su cosa hanno in mente gli adolescenti di oggi a proposito della vita. Se questa vita meriti di essere vissuta, di essere generata. Una vita nuova. Anche il tema dell’aborto resta drammatico. Celebriamo la giornata della vita. Custodire ogni vita è il tema della giornata della vita di quest’anno. Il tema della vita nascente, del fine vita. Tematiche molto complesse!

I consultori si rivelano oggi una presenza particolarmente provvidenziale. Essi hanno di fronte delle sfide veramente complesse che richiedono a voi la responsabilità di amministrare, di fare il bilancio sociale, economico. Ma anche di suscitare pensieri, proposte, coraggio nell’affrontare la emergenza.

Non dobbiamo, nell’ affrontare queste emergenze, deprimerci, come sopraffatti. Ma dobbiamo sentire la responsabilità. Non possiamo risolvere tutto. Ciascuno di noi, ciascun consultorio dà un piccolo contributo. Ma questa parte, anche piccola, va fatta con quella lucidità e lungimiranza che abbiamo imparato da chi ci ha messo su questa strada.

Reciprocità

Un’ultima parola: reciprocità. Voglio mettere in evidenza due aspetti. Il primo aspetto potremmo esprimerlo così: io facendo del bene lo ricevo. Noi diventiamo uomini e donne migliori proprio perché facciamo quello che ci viene chiesto di fare, proprio perché incontriamo persone, un popolo a cui dedichiamo tempo, prestazioni generose e competenti. Ma ricevo anche: imparo qualcosa in più su di me, sulla mia vita, sull’umanità. La reciprocità la vediamo in questo senso.

Un altro aspetto mi preme sottolineare. La reciprocità è proprio quella di chiederci in che modo i nostri consultori servono i bisogni. L’immagine del buon samaritano è molto suggestiva, ma sottolinea un solo aspetto della dinamica dell’aiuto. Gesù evidentemente contesta l’indifferenza di chi “non si fa prossimo” a colui che è povero.

Qual è il limite – mi permetto – di questa immagine? È che quest’uomo esemplare che si fa prossimo al poveraccio, lo aiuta, poi va per la sua strada. L’attività del consultorio, la carità cristiana non soltanto offre un aiuto, ma offre un aiuto che permette all’altro di essere di aiuto. La reciprocità vuole dire un amore che rende capace di amore. Che suscita l’amore. Non perché la persona che aiuto mi ricambi, ma perché l’aiuto fa crescere la persona, in modo che non sia soltanto un povero che riceve per sopravvivere, ma un fratello o una sorella che riceve per vivere, per essere a propria volta capace di dare. La carità cristiana non è la beneficienza. Voglio che in un consultorio la prestazione sia principio di relazione.

Queste sono le parole che desideravo condividere con voi, assicurando la mia benedizione, il mio incoraggiamento, la mia gratitudine per voi e tutti coloro che lavorano nei consultori.

 

Custodire ogni vita

O Dio, luce del mondo,
fa’ che sappiamo vedere il riflesso del tuo splendore
sul volto di ogni uomo:
nel mistero del bimbo che cresce nel grembo materno;
sul volto del giovane che cerca segni di speranza;
sul viso dell’anziano che rievoca ricordi;
sul volto triste di chi soffre, è malato, sta per morire.
Suscita in noi la volontà e la gioia di promuovere,
custodire e difendere la vita umana sempre,
nelle nostre famiglie, nella nostra città, nel mondo intero.
Per intercessione di Maria,
piena di grazia e Madre dell’Autore della vita,
manda su di noi il tuo Santo Spirito,
e fa’ che accogliendo e servendo l’immenso dono della vita,
possiamo partecipare alla tua eterna comunione d’amore. Amen.

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