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21/02/2019  Da adolescenti, il 78% degli italiani esprime il desiderio di avere dei figli ma diventa il 40% tra gli adulti. Un ragazzo su tre dichiara di aver avuto rapporti completi prima dei 17 anni. Questi e altri temi (idee e stili di vita rispetto alla sessualità, atteggiamento verso i figli, educazione sessuale), sono finalmente indagati, con decine di migliaia di interviste, dal Ministero della Salute che ci offre numerosi spunti su cui riflettere. Non a partire da ideologie, ma sulla base di dati seri e affidabili

Davvero preziosa questa l’indagine “Studio Nazionale Fertilità”, svolta dal ministero della Salute, con decine di migliaia di interviste a ragazzi (15-17 anni), studenti universitari, popolazione adulta e ad un campione di medici (pediatri e medici di famiglia). Finalmente si può riflettere su un argomento così sensibile (idee e stili di vita rispetto alla sessualità, atteggiamento verso i figli, progetti di fertilità) non a partire da ideologie, ma sulla base di dati seri ed affidabili.

Al di là di letture più approfondite (che andranno comunque fatte), qui vale la pena di sottolineare almeno quattro elementi specifici che emergono dalle risposte.

Chi informa ed educa alla sessualità? Il dato forse più impressionante (anche se non sorprende gli addetti ai lavori) è che oltre l’80% degli intervistati adolescenti trova/ha trovato su Internet informazioni “sulla sessualità e sulla riproduzione”; seguono gli amici, al 40/45%, la famiglia al 25%, la scuola al 20%. Poi, ancora più in basso, riviste, medici, ecc.  Insomma: una informazione soprattutto fai da te, tendenzialmente non guidata, priva di relazioni educative autorevoli che sappiano accompagnare un processo sempre più complesso e così identitario, quale è l’esplorazione della propria sessualità, il rapporto con l’altro, il collegamento tra sessualità e progetti di vita. Si aggiunge poi, come criticità, il più ampio tema della scarsa affidabilità delle informazioni raccolte dal web; i più competenti e i più “attrezzati” da web sanno distinguere tra bufale, “fake” e informazioni affidabili, ma molti navigatori “ingenui” o frettolosi prendono per buone le prime notizie che trovano, o quelle confezionate meglio, “più luccicanti”, o, peggio ancora, quelle che corrispondono a quello che vorrebbero sentirsi dire. Che raramente corrispondono a quelle più serie, documentate, più scientificamente fondate. L’indagine riporta anche quanti danno “risposte esatte” a quesiti “normali” sulla sessualità, e spesso le percentuali di “risposte corrette” sono basse in modo sconfortante (e preoccupante)

L’esercizio precoce della sessualità. Altro dato significativo è la conferma (anche questa non sorprendente per gli addetti ai lavori) della elevata percentuale di adolescenti che hanno rapporti sessuali completi; un adolescente su tre dichiara di aver avuto rapporti completi prima dei 17 anni (i maschi nel 35% dei casi, le femmine nel 28%), mentre tra gli universitari l’85% degli intervistati dichiara di aver avuto il primo rapporto completo entro i 19 anni (il 75% entro i 18 anni). È sempre meno presente il percorso “tradizionale” di progressivo avvicinamento e scoperta della sessualità, che partiva da un primo timido bacio, e poi arrivava “per successive scoperte” alla pienezza dell’incontro sessuale, percorso che aveva una sua “sapienza”, perché collegava la sessualità all’approfondimento della conoscenza e del legame, rispettando e proteggendo anche una dimensione di intimità e di pudore della persona (parole oggi “oggettivamente” fuori moda…). Sembra invece affermarsi una sorta di “rovesciamento”, per cui il rapporto completo è spesso molto precoce, prima ancora che la relazione affettiva si sia chiarita. In tal modo, però, la sessualità diventa come “banalizzata”, scontata, “esterna” al cuore delle persone, separata dal senso profondo di intima unione dei cuori e dei corpi. Ma così anche la sessualità e il piacere si usurano.

Chi vuole avere figli? Stupiscono poi le risposte rispetto ai progetti di genitorialità: il 78% dei ragazzi (fino a 17 anni) vuole avere figli, nel proprio futuro, e solo il 7% dichiara di non volerli affatto; ma da adulti la percentuali di chi non li vuole avere supera il 40% (anche tra chi non ha ancora figli). È come se le nuove generazioni fossero ancora capaci di “sognare” il proprio futuro, come padri e madri, ma poi, nel corso del tempo, la vita, i problemi e un grigio “senso della fatica della realtà” cancellassero questa forza generativa. La domanda allora potrebbe essere: come aiutare i ragazzi di oggi e tenere vivo e a realizzare il sogno di diventare, prima o poi, genitori?

Educare la persona o insegnare tecniche? Il nodo dell’educazione sessuale emerge comunque con forza, da queste pagine, e ritrova impreviste consonanze anche con i recenti richiami di Papa Francesco. Alle nuove generazioni serve un accompagnamento educativo, relazionale, ma la vera sfida è offrire una diversa visione della persona e della sessualità, soprattutto agli adolescenti. Non ci si può limitare ad offrire pur importanti indicazioni tecniche-illustrative, quasi manualistiche (come funzionano gli organi sessuali, come non contrarre malattie sessuali, come non avere gravidanze indesiderate…), ma serve la riscoperta della bellezza e della potenza della sessualità come sfera espressiva suprema della persona, come ponte relazionale con l’altro, come codice comunicativo di dono e di legame reciproco. Serve educare i sentimenti, gli affetti, i progetti, insieme alle relazioni erotiche e genitali. Perché “fare l’amore” è prima di tutto abbracciare completamente l’altro, donando se stesso. E questo bisogna comunicare, contro una cultura consumistica che rischia di incenerire la bellezza della sessualità in un consumo egoistico, fine a se stesso, che lascia, in ultima analisi, solo l’”amaro in bocca”.

* Direttore del Cisf (Centro Internazionale Studi Famiglia)

http://www.famigliacristiana.it/articolo/indagine-nazionale-sulla-fertilita-del-ministero-della-salute-pensiamoci-seriamente.aspx 


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Un discernimento ecclesiale secondo lo Spirito
In questi mesi la Chiesa universale sta vivendo un’inedita atmosfera
‘intersinodale’, chiamata com’è da papa Francesco a preparare il
Sinodo ordinario sulla scorta delle riflessioni emerse dall’intenso lavoro
dell’assemblea sinodale dello scorso ottobre. Si tratta di un
modo innovativo di affrontare il discernimento ecclesiale che, anche
in questa seconda fase preparatoria, si avvale di un Questionario che
intende aiutare e arricchire i lavori in aula dei Padri. E proprio la
‘domanda previa’ che lo apre chiede alle Chiese locali di farsi parte
attiva dei lavori: «La descrizione della realtà della famiglia presente
nella Relatio Synodi corrisponde a quanto si rileva nella Chiesa e nella
società di oggi? Quali aspetti mancanti si possono integrare?». Don
Edoardo Algeri, Direttore dell’ufficio di Pastorale della famiglia della
diocesi di Bergamo e Presidente della Federazione Lombarda dei
centri di assistenza alla famiglia, dà conto in maniera puntuale del
cammino sinodale percorso finora, un vero e proprio itinerario di discernimento
ecclesiale per comprendere che cosa lo Spirito chiede
in questo tempo così esigente. L’articolo inaugura una serie di contributi
con cui la Rivista accompagnerà nei prossimi mesi il cammino
verso il Sinodo di ottobre.
Nel tempo della sinodalità
Ci troviamo in questi giorni a metà del cammino tra i due sinodi che
papa Francesco ha voluto dedicare alla famiglia.
Siamo nel tempo opportuno per fare memoria grata della riflessione
a tutto campo sulla famiglia e per valorizzare quanto il Sinodo
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La Rivista del Clero Italiano
Edoardo Algeri
straordinario ci ha proposto con la pubblicazione della Relatio
Synodi e con le domande per la consultazione ad ampio raggio del
popolo di Dio, alle quali abbiamo risposto nelle scorse settimane.
Al tempo stesso siamo chiamati a mettere a frutto responsabilmente
questo tempo prezioso in preparazione al Sinodo ordinario dell’ottobre
2015 vagliando con ‘vero discernimento spirituale’ le idee proposte
e le soluzioni prospettate dai padri sinodali, secondo l’invito
stesso di papa Francesco1
.
Non può sfuggire la singolare novità del metodo e dei temi introdotti
dal Sinodo sulla famiglia. Sin dal saluto del papa all’assemblea sinodale
e dalla relazione del card. Baldisseri, segretario generale, sono
apparsi chiari i segni di continuità e di novità tra questo Sinodo e gli
altri venticinque che l’hanno preceduto. Sono nuovi i modi per l’individuazione
del tema e le due assemblee sinodali congiunte a distanza
di un anno, c’è continuità nell’ordinamento dei lavori e nella modalità
della scelta dei conduttori dell’assemblea. La novità risulta anzitutto
dalla scelta dei temi del Sinodo: il Consiglio della Segreteria aveva
sottoposto al papa una terna di argomenti che vedeva al primo posto
«la tematica cristologica e quella antropologica». Francesco ha invece
optato per la famiglia e le sue sfide. Una simile scelta in verità era stata
compiuta anche da Giovanni Paolo II, che riconobbe nella famiglia
il tema pastorale più urgente da affrontare nel primo sinodo del suo
lungo pontificato.
Ha colto comunque di sorpresa lo ‘stile sinodale’ con cui papa
Francesco ha voluto impostare la prima fase del cammino, caratterizzata
dal coinvolgimento dei fedeli in un questionario a tutto campo sulle
sfide pastorali che toccano la famiglia nel nostro tempo. Le modalità
di svolgimento della stessa assemblea sinodale e la tempestiva pubblicazione
della Relatio Synodi, che viene presentata alle Conferenze
episcopali come Lineamenta, manifestano un disegno di ampio respiro
che avrà ripercussioni ecclesiologiche sul piano del governo della
Chiesa, nel servizio dell’autorità e anche sul piano ecumenico.
Ciò risulta anche dall’importante lettera del 1° aprile 2014 scritta
da papa Francesco al segretario generale del Sinodo:
la larghezza e la profondità dell’obiettivo dato all’istituzione sinodale
derivano dall’ampiezza inesauribile del mistero e dell’orizzonte della Chiesa
di Dio, che è comunione e missione. Perciò, si possono e si devono cercare
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2 Febbraio 2015
Il Sinodo sulla famiglia
forme sempre più profonde e autentiche dell’esercizio della collegialità
sinodale, per meglio realizzare la comunione ecclesiale e per promuovere la
sua inesauribile missione2
.
Se la sinodalità è fortemente connessa al ‘mistero’ stesso della Chiesa,
essa è anche la forma con cui la Chiesa può lasciar trasparire in maniera
più adeguata il mistero di comunione del Dio trinitario.
La celebrazione del Sinodo sulla famiglia in due anni non solo concede
un tempo più ampio per una più accurata coltivazione dei temi familiari
in vista di una fruttificazione sinodale più abbondante (Lc 13,8),
ma dilata anche il territorio per un coinvolgimento geografico più allargato,
al fine di comprendere e abbracciare quei ‘tutti’ che nella struttura
sinodale sono idealmente il vertice di una piramide rovesciata3
.
L’esperienza della vita familiare coinvolge in effetti la grande maggioranza
dei battezzati e il Sinodo straordinario che si proponeva di
riconoscere le formidabili «sfide pastorali sulla famiglia nel contesto
dell’Evangelizzazione» non poteva che partire dalla consultazione
delle stesse famiglie in merito alle sfide che le vedono protagoniste.
La scelta di proporre un Questionario dalle domande aperte ha fatto
comprendere fin da subito che si trattava di una questione di vita reale
del popolo di Dio, non di ‘scuola’.
In concomitanza con la diffusione del Questionario in preparazione
al Sinodo vedeva la luce anche l’Esortazione Apostolica Evangelii
Gaudium, sull’annuncio del Vangelo nel mondo attuale. Inutile dire
che nella coscienza dei fedeli i due documenti si sono illuminati a
vicenda. L’esito della ricognizione svolta attraverso il Questionario
nelle Chiese locali di tutto il mondo e poi confluita nell’Instrumentum
Laboris rilevava come le sfide culturali e valoriali stessero mettendo a
serio rischio la tenuta delle relazioni familiari.

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